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Critica

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CRITICA

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Da Napoli, con la sua prima Personale Positano, Sorrento, Capri, Ischia, a Londra e Amsterdam, dall’Australia alla California e al Sud Africa Fabio Perricone celebra il Golfo racchiuso fra il Vesuvio e Partenope, richiama sirene, ninfe e dee a contemplare l’universo in un riflesso di luce.

Le donne, tema costante, sono infatti figure simboliche, rasserenanti, forse ultraterrene; porte, vortici d’aria o di onde marine, archi di tralci o terrazze confinanti l’orizzonte costituiscono il passaggio ad ‘altro’ da definire incessantemente come un’attesa, un divenire. 
Le personali dell’artista sono di solito a tema, la donna ne rappresenta il nucleo fondante, un elemento che si sviluppa negli anni mai identico a se stesso eppure inconfondibile.

Da sacerdotesse ad ‘angeli e demoni’, da sole o in figure gemelle, le donne appaiono sempre; spariscono solo in un essere complementare, intrecciate con lui in danza , abbraccio o gioco, nell’aria, nell’acqua o nel fuoco, perdono ogni staticità, i loro piedi non toccano terra, ormai sciolte, disgiunte da sé, confuse nell’altro.

L’artista, poco più che trentenne, ha saltato modernismo e postmodernismo e se fa sua la lezione impressionista è per libertà d’istinto, del resto le sue donne, come le marine e i golfi incantati, non sono di maniera perché ignorano qualunque polemica, pro o contro la forma e il suo ideale.

Questo lo porterebbe a saltare quasi del tutto un secolo, il Novecento, con il suo carico di macabro umorismo, con l’esaltazione barocca dell’ “informe”, per citare ancora Storr, ed anche in questo caso non si tratterebbe di voltare una pagina che è per lui un non vissuto , nessuno torna a due o più secoli prima; si tratta di un altro modo di sentire, questo, sì, di oggi.

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